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MARE MERE MIRE. COSA C’E’ DIETRO LA SCOGLIERA?

A colloquio con l’artista Ricardo Aleador Venturi e la curatrice della mostra Lucia Camela

A cura degli alunni delle classi 3e della scuola secondaria Brancati: Matilde Gennari, Riccardo Orassi (3A),  Anita Andreani, Antonio Mascolo, Samantha Mattioli (3E)


COME HAI FATTO A CAPIRE CHE L’ARTE ERA LA TUA STRADA E A CHE ETÀ  LO HAI SCOPERTO?

Ricardo -Tutto iniziò quando ero piccolo. Ero ancora all’asilo, quando nella mia scuola organizzarono un concorso dove il miglior disegno sarebbe stato stampato sulle magliette di tutto l’istituto. Quando capii di aver vinto e vidi che non solo i miei compagni di classe, ma persino gli alunni più grandi di me indossavano il mio disegno, qualcosa psicologicamente è scattato. L’immagine la ricordo ancora: era un bambino di spalle che teneva un aquilone. Forse fu questa prima rappresentazione, in cui tutti potevano identificarsi, a spingermi passo dopo passo verso l’arte. 

Lucia – L’arte è la mia strada, anche se da una prospettiva diversa da quella di Ricardo. Ora faccio la curatrice e, fin da giovanissima, Storia dell’arte era la mia materia preferita. Visto che nei Beni culturali non riuscivo a vedere un futuro, ho inizialmente affrontato un diverso percorso di studi. Fortunatamente, grazie agli anni vissuti a Londra, è rinata in me la passione per l’arte tanto da intraprendere una strada dentro questo mondo. 

DA QUANTI ANNI CREI LE TUE OPERE?

Ricardo – Fin da piccolo realizzavo le mie opere d’arte, anche se inconsciamente: per esempio amavo fare i castelli di sabbia, quindi possiamo dire che fin da bambino avevo un interesse per l’arte, anche se inizialmente mancava la consapevolezza. Ora so che le prime sculture che ho realizzato erano proprio quei castelli.

PERCHÉ AMI QUELLO CHE FAI? COSA TI TRASMETTE?

Ricardo – Per me l’arte è una continua sfida e un continuo confronto con gli altri, questo è molto stimolante. Secondo me è anche un ottimo modo per conoscere meglio se stessi.

Lucia ”Amo quello che faccio perché l’arte dà un valore aggiunto alla mia vita, anche se il mio lavoro è precario.

IN COSA CONSISTE IL LAVORO DELLA CURATRICE?

Lucia -La curatrice organizza un evento, una mostra o un progetto culturale con diversi artisti. Insieme bisogna decidere quali sono le migliori opere da esporre, quali si attengono di più al tema da presentare e costruire così una storia. Bisogna anche tener conto della parte logistica, cioè organizzare il trasporto delle opere, curarne l’allestimento e pubblicizzare gli eventi.

COME TI È VENUTA L’IDEA, O MEGLIO, DA COSA DERIVA L’IDEA DI CREARE OPERE D’ARTE CON OGGETTI CHE MOLTI RITERREBBERO “SPAZZATURA”?

Ricardo -Mentre tutti i miei compagni d’accademia esordirono dipingendo su tela, io disegnai su cartone da imballaggio. 

Compresi che per fare un ritratto era necessario un contenitore come un corpo e che per rappresentare la vita di una persona avevo bisogno di contenuti.       
Così iniziai a fare di quei corpi abbandonati dei corpi vissuti e ne esaltai la vita concedendo loro uno scheletro, ossia il telaio. Cominciai a trattare il povero cartone come la sacra tela.

 Poi iniziai da solo a pulire le spiagge e notai che molti oggetti, persino i vetri di bottiglia, gli accendini o le conchiglie potevano ricevere una seconda vita.  Così mi è venuta l’idea di organizzare un vero e proprio progetto in cui vedere come anche voi ragazzi avreste risposto a tale riflessione.

COSA DEVE FARE UN ARTISTA PER FAR ECCELLERE I SUOI LAVORI?

Ricardo La chiave per far diventare il proprio lavoro importante è riuscire ad “entrare” nel proprio lavoro e, più che dare valore al successo, bisogna attribuire prima di tutto importanza a se stessi e alla propria ricerca: prima conosci te stesso, prima la qualità del tuo lavoro crescerà. È necessario darsi del tempo e lavorare molto sulla propria persona, su quello che si è, sui temi che si vogliono affrontare.

Prima di far eccellere il proprio lavoro, e quindi farlo diventare grande, bisogna comprendere dove possa arrivare il proprio animo e fin dove si vuole condurlo. Ci vuole una certa onestà verso il lavoro: più si è onesti con se stessi più il lavoro crescerà di qualità.

COS’E’ SECONDO TE UN’OPERA D’ARTE?

Ricardo -L’arte è lo stupore semplice. Il momento in cui vai in spiaggia e trovi un oggetto che non ti aspettavi di trovare lì. È uno stupore che non cerca di apparire, qualcosa di inaspettato da cui può nascere una domanda, un pensiero… in modo naturale, incontrollato. È ciò che ti porta ad investigare senza prima essersi esibito. Un oggetto che sta in silenzio e che il tuo sguardo accende e vede come un tesoro.

L’arte non è risposta, è dubbio, è un’esperienza che si vive senza certezza, ma con domanda. Qualcosa che ti può turbare, qualcosa che in apparenza può sembrare superficiale, ma che, osservata meglio, ti permette di riscoprire mondi a cui non avresti mai pensato. Senza quel tempo in più, tutto scivola via; l’arte non fa eccezione e la sua più grande ambizione è solo quella di spingerci a rallentare le nostre corse.

COSA VUOL DIRE SECONDO IL TUO PARERE ESSERE UN ARTISTA

Ricardo -C’è chi ha detto che l’artista è l’antenna delle società, colui che capta ciò che sta per accadere prima di ogni altro elemento.

Io penso che sia colui che si pone dubbi, l’incerto, colui che non vuole porsi sul piedistallo, ma che si domanda cosa esso sia.

Io, ad esempio, spesso mi definisco uno spazzino. Penso che un artista debba riuscire a sparire nel suo ruolo, nascondersi dietro alcuni precisi aspetti della sua ricerca, facendo fiorire l’inaspettato.

 Solo un ruolo indefinito può avvicinarsi veramente al pubblico e spesso bisogna vedersi altrove per spiegare ciò che si è veramente.

Essere un artista è ritornare verso le persone portando loro delle domande, perché non sono le risposte a spingerci alla ricerca, sono le domande che danno vita alle più grandi azioni.

Quindi, in sintesi, per me un artista è colui che fa le domande. 

COM’È NATO IL PROGETTO ”MARE MERE MIRE-COSA C’È DIETRO LA SCOGLIERA”?

Ricardo -È nato prima di tutto da un disegno, poi è diventato un lavoro e infine un’installazione.

 Immaginatevi di veder cadere dal soffitto tutti gli oggetti trovati in spiaggia: boe, conchiglie, segnali per le nasse; l’idea era di sentirsi in apnea.

Non so però se avete mai ragionato sul titolo, MARE MERE MIRE:

MARE non cerca MERE, ma cerca MIRE, ovvero il mare non cerca illusione, ma cerca obiettivi; da tutto questo si è creato il progetto.

Ho voluto fare un progetto dove gli obiettivi del mare foste voi, ho voluto che foste voi a darmi spunti per la mia installazione.

E poi questo piccolo progetto, questa piccola goccia d’acqua, si è trasformata in un fiume che è sfociato nel mare di PESARO CAPITALE DELLA CULTURA 2024.

È nato tutto da un pensiero in un foglio di carta.

COME SI SVOLGERÀ QUESTO PROGETTO E COME INFLUIRÀ SU PESARO CAPITALE DELLA CULTURA

Lucia – Questo progetto parte da un’idea che Ricardo ha proposto alla scuola, ovvero organizzare dei laboratori e delle uscite al mare per affrontare argomenti attuali quali la sostenibilità. I laboratori con voi ragazzi, iniziati due anni fa, sono risultati di tale importanza da essere scelti per la realizzazione del progetto del quartiere di Pantano per Pesaro Capitale della Cultura 2024. 

Ricardo – La particolarità di questo progetto è stata credere in voi ragazzi, fare in modo che vi metteste in gioco, lanciarvi una sfida e farvi prendere parte a una vera e propria mostra. Una mostra insolita, dove siete voi ragazzi la figura più vicina all’artista, dove siete voi che ponete domande.

In quanto allo svolgimento del progetto, invece, ci sarà l’inaugurazione il 24 maggio, dove saranno presenti numerose persone.

Questo progetto avrà degli appuntamenti all’interno della scuola ma anche esterni, nei tre parchi principali del quartiere di Pantano, ovvero il parco Trulla, il parco di via Rossi e il parco di via Largo Baccelli in cui saranno installati tre scogli che identificheranno delle aree di cinema e teatro, di lettura e di gioco.

La scuola diventerà un museo e voi ragazzi sarete gli artisti, i custodi, le guide della mostra.

La chiave di questo progetto è proprio far collaborare voi con la comunità.

IN QUALE OPERA TI IDENTIFICHERESTI ?

Ricardo -In una delle prime mostre che ho visto da ragazzo sono rimasto impressionato da un’immagine di Pablo Picasso, se non sbaglio, L’ abbraccio, un lavoro meno noto, rispetto a tanti altri suoi quadri come Les Demoiselles d’Avignon. Secondo me, L’abbraccio è di una bellezza incredibile e rappresenta una coppia: un uomo e una donna che trascinano le loro vite e storie in un gesto. La donna sembra incinta e l’abbraccio diventa un involucro in cui ogni persona può ritrovare i propri sentimenti. Quello è stato uno dei primi lavori che senza sapere mi toccò di più. Però ci sono tante altre opere e artisti: amo molto, ad esempio, Carlo Crivelli dove il segno dei contorni o le mani disegnate da questo artista sono qualcosa di commovente, sono gesti protetti dal segno e che già dalla linea esprimono tutto. Ci sono tanti quadri di cui potrei stare a parlare per ore, però, diciamo che quello in cui mi immedesimo… questa è una domanda su cui rifletterò parecchio e ogni volta potrei cambiare opinione.

Lucia -Io non so se riesco a immedesimarmi in un’opera, però ce n’è una che mi ha particolarmente colpito e che mi ricorda il periodo delle superiori. L’ho vista durante una gita alla Secessione Viennese, “Il Fregio di Beethoven” di Gustav Klimt; mi era piaciuta tanto perché era il racconto di un “viaggio” verso la felicità e le varie difficoltà che si incontrano nella vita. Se proprio devo scegliere un’opera nella quale mi identifico scelgo questa perché ha avuto un forte impatto su di me. Ero abituata ai quadri, invece “Il Fregio di Beethoven” era dipinto su parete e scorreva lungo tutta la stanza, mi ha sorpreso in particolar modo e mi piace collegarlo al periodo delle superiori quando, effettivamente, Arte era la mia materia preferita; sono nate in quel periodo le basi del mio interesse e della mia passione per l’arte.

VI CAPITA FREQUENTEMENTE DI ESSERE IN DIFFICOLTÀ MENTRE SELEZIONATE LE OPERE DA ESPORRE AL PUBBLICO PERCHÉ PENSATE DI FERIRE GLI AUTORI I CUI MANUFATTI NON VENGONO SCELTI? 

Lucia – A me piace rispondere a questa domanda perché ho collaborato con tanti artisti in tante mostre di gruppo e ho avuto la fortuna di lavorare per anni con una curatrice con cui mi trovavo molto in sintonia.

La selezione di un lavoro, in effetti, a volte può risultare un problema perché l’artista è dentro le proprie opere quindi si tocca una sfera personale ed è anche un argomento delicato da affrontare. Noi abbiamo sempre basato tutto sul dialogo, nel senso che abbiamo deciso di scegliere le opere insieme agli artisti e, nell’eventualità che poi non concordassimo sulla scelta, se n’è sempre parlato in modo molto libero e costruttivo; dando proprio importanza al fatto che ogni artista possa tenere all’esposizione di una specifica opera, abbiamo sempre fatto in modo di andare verso quella strada. Poi però, se per il tema o talvolta per le caratteristiche fisiche dello spazio espositivo, non vi era la possibilità, non c’è stata mai un’opposizione da parte nostra, ma una collaborazione insieme all’artista. Si cerca insieme cos’altro esporre, è sempre una scelta comune non imposta.

Ricardo – Per me questa è stata la prima volta che ho dovuto scegliere dei lavori di altri, quindi per me la selezione è stata difficile, molto molto difficile e, probabilmente, li sceglierei tutti perciò mi affido molto anche a Lucia; naturalmente, c’è una visione mista data da entrambi i nostri percorsi. Riusciamo a cogliere il potenziale di ogni lavoro e vediamo ciò che può emergere di più, ma il lavoro è stato tanto e soprattutto arduo perché abbiamo trovato veramente grande qualità. 

PER QUALI MOTIVI HAI DECISO DI COLLABORARE CON L’ARTISTA VENTURI? PER QUALI RAGIONI SOSTIENI E INCORAGGI LA SUA ARTE?

Lucia -In parte per quello che dicevo prima: la sintonia e il rapporto che si crea con una persona – in particolare con un artista – per me è molto importante. Con Ricardo ho un buon rapporto ed è un aspetto essenziale della collaborazione. Inoltre ammiro la sua determinazione: ha sempre ambizioni molto importanti, molto grandi, e quindi mi piace supportarlo nelle sue idee e mi interessa la sua ricerca artistica; ritengo che sia decisamente attuale e importante per i vari aspetti che tocca: ridare vita alle cose, dare valore alla cura e agli oggetti abbandonati. Allo stesso tempo mi piace la sua fantasia: quando vede uno spazio, nascono mille idee su che cosa produrre e quindi diciamo che ci sono più motivi che mi portano a voler lavorare con lui. 

Ricardo -Come ho detto prima, sono rimasto molto colpito dal coraggio di Lucia, nel suo percorso ha fatto scelte importanti ed ha avuto una forza che pochi hanno. Secondo me in questo è molto vicina all’essenza dell’artista che è un sognatore e quindi molto spesso lascia il certo per l’incerto. Lucia, nonostante abbia avuto una formazione più strutturata e finalizzata a qualcosa di più concreto e reale, ha voluto mettersi in discussione in una maniera molto profonda e lì è stato il primo momento in cui ho captato un legame con lei, oltre al fatto che ha un modo di fare molto pacato, che racchiude allo stesso tempo una forza tale che riesce a infondere coraggio e speranza anche a me.

Penso che sia una delle persone con cui ho lavorato che mi abbia fatto sentire più al sicuro. Il lavoro, la cura e insomma il lottare con me per un’idea, per un pensiero, l’arrivare fino in fondo, anche quando le difficoltà sono tante, ha creato un forte legame che infatti spero di portare con me in tante altre mostre. È il sostegno, è la base; se la dovessi identificare con un lavoro, la paragonerei alla Maiastra di Costantin Brancusi: ha realizzato questo uccello che appartiene alle fiabe della cultura rumena – che è anche mia, in realtà – dove la base era tanto importante quanto l’opera in sé, la base era parte della scultura. Lucia è la base di questo progetto che sostiene l’intera opera e come tale è anche l’opera.

C’È STATA UNA PERSONA FONDAMENTALE NELLA VOSTRA CARRIERA CHE VI HA SPRONATO E CHE VI HA STIMOLATO?

Lucia – Nel mio caso i miei colleghi di Londra perché mi hanno dato un’opportunità unica, cioè quella di lavorare in una galleria in seguito a un iniziale tirocinio. Sarò loro riconoscente a vita: mi hanno offerto un’opportunità un po’ alla cieca, si sono fidati di me e quindi devo molto a quell’esperienza che mi ha cambiato la vita. Ho fatto delle scelte che mi hanno portato verso una direzione, però poi qualcuno ha creduto in me e per me è stato proprio un miracolo essere assunta in quella galleria.
Ricardo – A questo anche io attribuisco molto valore: al fatto che qualcuno creda in te. Anche io ho avuto molte persone che hanno avuto fiducia in me: Lucia in primis, ma anche altri curatori, investitori, aziende, amici… hanno contribuito a sostenere le mie idee e il mio lavoro, e a tutti loro sono grato. In questo momento forse una persona che ringrazierei in modo particolare è mia nonna: nonostante siamo di generazioni completamente diverse, riconosco in lei una libertà di pensiero e di sospensione di giudizio da cui vorrei prendere il più possibile.  La scelta di vivere con lei in questi anni  quindi è anche data dalla mia  ammirazione verso questi suoi aspetti che spero un giorno di fare miei: il non giudizio, e questa libertà in una persona che ha vissuto in un’epoca forse opposta a questi due valori. Naturalmente sono fondamentali tutti i miei familiari e amici, insomma tante persone. Voglio ringraziare molto anche tutti gli artisti e le opere d’arte che ho avuto modo di vedere e conoscere, spesso infatti è nell’energia dell’altro che si creano le basi per le azioni più importanti per noi stessi.

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